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Quando la buona sanità fa tanto bene al cuore di una figlia

di Celeste Roma 13 Gennaio 2021

"Ho un papà! Di quelli speciali, che non lesinano baci, abbracci, "ti amo" e "sii felice"!. Uno di quei papà che elargisce amore, che tracima di bontà e disponibilità e che profuma di dolcezza più dello zucchero filato.

Uno di quei papà che sa essere il papà di tutti perché non risparmia consigli dati in punta di piedi, con la riservatezza di chi non oltrepassa il confine della libertà altrui... di quelli che la famiglia, le nipoti, gli amici, sono il giusto condimento di una vita felice. Quella che ha saputo regalare ai suoi figli e alla sua adorata moglie.
Oggi ci divide il cielo. Perché non uccide solo il Covid-19. Uccide molto di più un cancro, da un anno dimenticato dai più, ma combattuto da tanti, quelli con la speranza di guarire, ma anche quelli che ricevono sentenze spietate, che non lasciano passare nemmeno un raggio di sole. Come è stato per il mio papà, cancellato da questo mondo, ma non dai nostri cuori, da un male che non ha avuto pietà nè di lui nè di chi, come tanti di noi, piangeva disperatamente al suo capezzale.
Un male che lo ha tenuto lontano dai suoi affetti per un mese e dieci giorni in un reparto di oncologia dove una vetrata tentava di separare il nostro amore. Ma poi, nel dolore immenso, ecco comparire quello spiraglio di luce...angeli vestiti da infermiere e da Oss che abbattono quella vetrata e lasciano passare tutti i sentimenti più puri in uno scambio reciproco di dolore, sostegno morale, affetto e dedizione, consentendo, sempre nel rispetto del posto e dei ruoli, che le nostre mani incrociassero quelle di papà, le sue labbra dolcemente sfiorassero le nostre guance, i suoi occhi potessero incontrare i nostri, intrisi di lacrime trattenute perché non perdesse la speranza di tornare alla nostra meravigliosa quotidianità.
Non è tornato più il mio papà! Ma ci ha lasciato la sua essenza e tra le infinite promesse fatte a lui prima che ci salutasse, c'era la mia testimonianza di un caso di buona sanità. Oggi glielo devo. Parlo del reparto UDT del presidio ospedaliero di Campi Salentina. Voglio elencarli tutti quegli angeli, perché tanto i loro nomi sono impressi nel mio cuore: Pierpaolo D'Arpa, il primario, Serenella, la caposala, Nadia, Antonella, Nunzia, Valentina, Rossella, Roberta, Debora, Maria Assunta, Federica, Lino, Annalisa, Simona, Annarita, Antonella, Lucia.
E' una realtà al limite dell'immaginabile, dove non è necessario chiedere perché tutto ti è dato in maniera spontanea, affettuosa, intima, dove ognuno di loro ti nutre l'anima di tutto ciò che necessita quando soffre.
Abbracci, pacche sulla spalla, voci tremanti che partecipano al tuo dolore con discrezione e occhi lucidi dietro a quelle orribili mascherine che non permettono baci, ma nascondono i sorrisi!
Che nessuno mai debba mai assaporare la malattia o la perdita di una persona cara, ma chiunque si trovasse purtroppo in una realtà simile alla mia, sappia che esiste qui, nella nostra piccola cittadina, chi quel dolore lo rende sopportabile, chi ti accompagna con il sorriso verso la strada della rassegnazione, semmai si raggiungesse.
Te lo dovevo, papà, lo dovevo a voi, miei cari compagni del periodo più triste della mia vita.

P.S. Felicissimo compleanno, Nadia.

Celeste Roma".